Tempo di bilanci. Tempo di ripartire.

Il tempo dei bilanci, nella vita come in politica, è sempre prezioso, perché ci aiuta a mettere a fuoco il punto in cui ci troviamo, la strada percorsa e il cammino che intendiamo intraprende per il futuro. Finisce l’anno. Finisce la legislatura.

Quest’ultimo scampolo di dicembre ci offre l’occasione di tirare una bella riga e andare a capo, per ripartire nel 2018, possibilmente con un bel carico di energie. Sono giorni, questi, di attesa per le Feste e di lavoro, con le ultime incombenze da portare a termine. Anche a Roma, e anche sul fronte dei lavori parlamentari gli impegni si sono accavallati sviluppandosi, per quanto mi riguarda, sul doppio binario della manovra di bilancio e della commissione banche.

Vorrei partire proprio da quest’ultima, che è assurta agli onori delle cronache per motivi diversi da quelli per i quali era nata. Credo, e lo dico con rammarico, che rimarrà nelle prime pagine stabilmente almeno fino alla fine dei lavori previsti per il mese di gennaio.

Spero ancora che si possa evitare di considerarla un’occasione persa. Purtroppo l’opportunità di fare chiarezza su quanto avvenuto nelle banche italiane durante gli ultimi anni si è trasformata troppo spesso in un campo di battaglia politica con al centro, in qualche caso la vigilanza e soprattutto la vicenda della sottosegretaria Maria Elena Boschi. L’assalto quotidiano di cronisti e commentatori per trovare ogni giorno il titolo che alimentasse il confronto, ed anche atteggiamenti, a mio parere sbagliati, degli esponenti politici non hanno aiutato.

Del resto le questioni sul piatto erano, e restano, enormi: capire i meccanismi che hanno portato spregiudicati banchieri o scelte non sufficientemente approfondite, a mettere nei guai vari istituti di credito, risparmiatori, o comprendere le ragioni per le quali gli strumenti di vigilanza non sono riusciti ad evitare i disastri a cui abbiamo assistito, approfondire i danni che i risparmiatori inconsapevoli hanno assistito.

Ho sempre pensato, e dichiarato, che una commissione d’inchiesta, pur opportuna, non si insedia a fine legislatura. E nonostante questo non tutto è da buttare: abbiamo comunque lavorato, durante le lunghe audizioni, con dedizione e impegno facendo centinaia di domande. 500, per quantificarle numericamente con esattezza, spalmate in 47 sedute per 150 ore di lavori. Domande come quelle che pochi giorni fa ho rivolto a Vittorio Umberto Grilli, già direttore generale del Tesoro dal 2005 al 2011. I ministri sono cambiati, ma lui ha potuto osservare tutto ciò che è avvenuto in quegli anni nelle banche italiane da massimo dirigente. Gli ho fatto domande soprattutto sul fronte della Banca Monte dei Paschi, sul contesto in cui maturò la scelta dell’acquisto di Antonveneta, ed in particolare sull’autorizzazione data all’aumento di capitale sociale del 2011, sulla riunione dell’aprile 2011 propedeutica alla partecipazione di Fondazione. Riascolterò con attenzione la registrazione delle sue parole, perché quella che può sembrare una questione esclusivamente senese, è in realtà un tema più grande che tocca, tra i vari punti, quello decisivo del rapporto tra istituti di credito e organismi di vigilanza.

Ho avuto modo di fare qualche domanda anche a Mario Monti, che è stato protagonista dell’ultima audizione. Su Mps l’ex primo ministro ha confermato rispondendo a una mia domanda che, pur non potendo quantificare l’entità, crisi finanziaria globale e spread hanno avuto un ruolo importante nei guai della banca senese. Monti ha convenuto con me anche sulla perplessità che mi suscitò una risposta del Capo della Vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo durante la sua audizione. Alla mia richiesta della mancata due diligence su Antonveneta, Barbagallo rispose dicendo che “non potevano obbligare a fare una due diligence”. Perplessità mia e perplessità di Monti.

Avrei voluto avere risposte più approfondite alle domande che ho fatto, da Banca Italia, da Consob, dall’ex Ministro Giulio Tremonti che non si è presentato in audizione. Ma resto convinta che il lavoro sulle banche non si debba chiudere. Al contrario dovrà essere approfondito, magari evitando che diventi il centro della prossima campagna elettorale. Sulle banche occorre prima di tutto trasparenza e serietà di analisi. Vedremo presto quale sintesi sarà prodotta sul lavoro di questi mesi.

Il lavoro della commissione banche è andato avanti, in parallelo con quello per chiudere la legge di bilancio. Una legge complicata, in gran parte purtroppo vincolata alla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva che ha lasciato ben poche risorse da poter utilizzare per le misure utili a sviluppo, welfare ecc. Nella nota interna troverete un quadro più ampio, ma in massima sintesi voglio ricordare alcune buone cose a partire da alcune norme che riguardano Province, Regioni, alcuni emendamenti a mia firma per il credito di imposta per investimenti nelle terme, per attribuzione di risorse per iniziative a favore dei non vedenti. Ho sostenuto emendamenti per la stabilizzazione di una parte del personale degli istituti musicali, molti emendamenti dell’Inter gruppo delle parlamentari. Sono invece dispiaciuta che il Governo non abbia sostenuto altri importanti emendamenti, come quello per sbloccare le risorse sui patti territoriali, che interessavano molte imprese del sud della nostra provincia, quello per prorogare gli incentivi al settore del Camper, quello che avrebbe consentito agli enti locali di permanere nelle società termali che avessero bilanci in ordine ed in pareggio… Una maratona come non se ne vedeva, stando alle parole di alcuni funzionari, da oltre trent’anni.

Mentre procedevamo sulla legge di bilancio dal Senato sono giunti importanti risultati registratisi proprio al fotofinish. Penso alla legge per la tutela degli orfani di femminicidio, alla riforma della legge sui testimoni di giustizia, al fine vita. Purtroppo abbiamo mancato la legge sullo Ius Soli. Una sconfitta. Appello, mobilitazione, in tanti abbiamo fatto pressione per tentare di fare presssione. Ho sottoscritto l’appello lanciato dalla collega Barbara Pollastrini che sottolineava come lo Ius Soli potesse invece essere un messaggio chiaro lanciato al mondo per dire che l’Italia guarda al futuro e ai fenomeni migratori con fiducia e spirito costruttivo senza paura. Senza quella paura che è alla radice della violenza che ancora anima gruppi e gruppuscoli neofascisti. Periodicamente cercano di rialzare la testa, in una redazione di giornale, presso un centro di volontari o in qualsiasi altro luogo delle nostre comunità. Dobbiamo rispondere, sempre, a queste provocazioni, come abbiamo fatto a Como e come faremo ovunque la malapianta del razzismo e della violenza proverà a rimettere radice.

È anche da questo impegno che si deve partire per cercare di combattere quel male oscuro che si chiama “rancore”. Un sentimento che, secondo l’ultima indagine del Censis, caratterizza lo stato d’animo di molti italiani. Purtroppo non c’è legge o provvedimento che possa impedire al rancore di annidarsi nel nostro cuore. Ma credo che la politica, intesa nel suo senso più alto, possa fare qualcosa, almeno nella cura e nella costruzione dei rapporti nelle nostre comunità. È il mio augurio a tutti voi per queste festività e per il 2018 alle porte. Ci aspetta un periodo intenso, scandito anche dalle scadenze elettorali, a livello nazionale e locale. Spero che questi appuntamenti siano un’occasione di crescita, politica e personale. Per trovare nelle nostre comunità e nell’impegno quotidiano tanti buoni motivi per crescere, mettendo da parte il rancore.

Difficile in conclusione di questa legislatura non ricordare il suo inizio. Un inizio che mai avrebbe lasciato pensare alla possibilità di concludere in 5 anni e con molti provvedimenti importanti adottati (certo anche con occasioni purtroppo perse). Nei prossimi giorni trasmetterò il mio rendiconto sul lavoro di questo mandato.

Intanto desidero trasmettere a tutti e a tutte voi i miei più cari auguri per le prossime feste.

Susanna

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