Troppo rumore

Mentre sto scrivendo prosegue in Aula l’ostruzionismo di Lega e Fratelli d’Italia contro le modifiche ai decreti Salvini. Sono oramai tre giorni che ascoltiamo urla, demagogia e toni sinceramente e culturalmente razzisti e xenofobi. Ma le modifiche arriveranno e, alla fine, avremo norme più civili. Era tra gli impegni che il Pd aveva inserito con convinzione nel patto che aveva visto la nascita del Governo, anche raccogliendo le osservazioni del Presidente della Repubblica e, nonostante l’occupazione dell’Aula in barba ad ogni norma anti Covid, concluderemo i lavori. Mercoledì ci sarà il voto finale e sarà il primo importante passo per una rinnovata iniezione di umanità.

Nelle stesse ore arriva il bollettino quotidiano sui contagi e purtroppo sui morti: 993, mai così tanti in un giorno dall’inizio della pandemia. Provate a pensarci. Pensate ad una comunità come quella di Radicondoli (per il numero di abitanti) che sparisce in un giorno, uomini, donne, vite. Certo la curva si attenua, i colori scendono di intensità ma, sono sincera, faccio fatica a rimuovere questo dato e faccio fatica a rimuovere la sensazione che, in questa seconda ondata, si sia attenuata l’attenzione verso le persone, verso le tante storie che stanno dietro a quei numeri.

È vero, ce lo hanno detto mesi fa: dovremo imparare a convivere con il virus. Provare a vivere la quotidianità, lavorare, studiare, spostarci, usando mascherina, gel, dispositivi. In parte, solo in parte, lo stiamo già facendo. Ma spero che il prolungamento di questa crisi non generi assuefazione, non ci renda immuni al dolore, alla gravità da percepire per queste perdite.

I numeri abbiamo imparato a leggerli, ad interpretarli. Oggi alcune stime ci dicono che abbiamo superato il milione e mezzo di morti nel mondo. Ricordiamoli, questi numeri. Ricordiamoli mentre facciamo del nostro meglio per compensare le grandi perdite economiche, mentre discutiamo di riaperture, di piste da sci. Ricordiamoli affinché quando finirà (e finirà) non si rimuova quanto è accaduto.

Sono giorni di numeri anche perché è concluso il lavoro di presentazione degli emendamenti alla Legge di Stabilità. Come ogni anno ho fatto uno sforzo per raccogliere in emendamenti alcune esigenze del territorio, del mondo economico locale, in modo particolare del commercio, della ristorazione, dell’agricoltura. Poi inizierà la maratona dell’esame, giorni, notti, per provare a portare a casa la risoluzione di piccole e meno piccole questioni che riguardano la vita di persone e di imprese. La Legge di Bilancio fa alcune scelte importanti, su cassa integrazione, imprese, sanità, servizi, enti locali e delinea alcune prime scelte che verranno compiute con la prima tranche di risorse del Recovery Fund. Nei prossimi giorni vedremo come si concluderà.

Il Presidente Conte ieri sera ha illustrato l’ultimo Dpcm. In questi giorni ho ricevuto telefonate e segnalazioni sul tema degli spostamenti, gli allentamenti, la mobilità tra i comuni, rientri a scuola a gennaio. Qualche delusione per chi si attendeva la possibilità di ricongiungersi con genitori e figli c’è. Lo capisco. Vedremo meglio le interpretazioni che ci saranno e, forse, ci saranno margini di flessibilità anche alla luce del confronto con le Regioni. Come sempre servirà il buonsenso, quello che serve per non trasformare quei giorni di dicembre e di gennaio nelle fondamenta per una terza ondata. Dobbiamo ricordarlo bene, l’avversario comune è il virus. Anche oggi tante voci spesso non si allineano nel confronto tra lo Stato, le Regioni, i Sindaci, gruppi di senatori e deputati e, in parte, è comprensibile alla luce delle tante difficoltà contingenti, ma bisognerà presto riarmonizzare queste voci per non correre il rischio di generare solo un gran rumore. Non è di rumore che il Paese ha bisogno. Ha bisogno di chiarezza, di messaggi forti, di compattezza. Messaggi per l’economia che deve ripartire, per i ragazzi che devono poter riprendere la scuola in presenza, per i tanti professionisti impegnati in sanità che sono esausti, per le donne che hanno pagato un prezzo grande. Al di là dei distinguo di queste ore, è necessario che il Governo dia speranze e un orizzonte chiaro, in termini di tempi e modalità, a quelle comunità deserte e con le saracinesche abbassate che hanno bisogno di tornare vivere.

La prossima settimana ci aspetta un passaggio in Parlamento sul Mes e anche lì ci saranno suoni da raccordare e servirà una guida responsabile. E poi ci sarà bisogno di chiarezza e capacità organizzativa e manageriale per gestire al meglio la stagione del piano nazionale per il rilancio e la resilienza. Senza invenzioni o ennesime task force, ma solo con serietà e uno Stato in grado di agire con competenza. Non saranno passaggi banali. E questa è la strada da percorrere.

Susanna

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