Tutti gli Odg dell’Assemblea Nazionale del Pd del 19 maggio

Ordine del giorno sui fatti avvenuti al confine tra la Striscia di Gaza ed Israele e sullo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme
L’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, tenuto conto:
– delle numerose risoluzioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul conflitto israelo-palestinese ed in particolare della risoluzione 478 del Consiglio di Sicurezza riguardante lo status di Gerusalemme
– delle numerose risoluzioni del Parlamento Europeo e delle conclusioni del Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea riguardanti il supporto per la soluzione a due Stati per israeliani e palestinesi e a sostegno della fine dell’isolamento di Gaza
1) Evidenzia la violazione degli Accordi di Oslo con la scelta del Presidente Trump di trasferire l’Ambasciata Statunitense a Gerusalemme, decisione che è fonte di ulteriori tensioni nella regione.
2) considera quale importante base per un miglioramento della situazione sul campo nel solco del dialogo e della cooperazione pacifica il grande investimento che come Italia e come Europa è stato fatto per rafforzare i legami culturali, sociali ed economici con lo Stato di Israele e con l’Autorità Nazionale Palestinese, essendo oggi l’Unione Europea il primo partner commerciale di Israele e il primo contributore di aiuti economici e per il consolidamento delle istituzioni in Palestina.
3) Esprime il proprio cordoglio per le vittime civili palestinesi ai confini della Striscia di Gaza, tra cui bambini e giornalisti, chiedendo a tutti gli attori in campo la massima attenzione volta ad evitare ulteriori perdite di vite umane;
4) condanna l’incitamento alla violenza, l’uso di civili come scudi umani e il lancio di razzi da parte di Hamas e di altri gruppi militanti in direzione del territorio israeliano, considerando del tutto legittima la difesa dei propri confini internazionalmente riconosciuti da parte di Israele nel caso in cui l’utilizzo della forza sia proporzionato e nel rispetto delle convenzioni internazionali.
5) Reitera il proprio sostegno per una soluzione del conflitto israelo-palestinese che veda la costituzione di due Stati in grado di convivere in pace e sicurezza, con Gerusalemme come capitale di entrambi, secondo uno status definitivo frutto di un negoziato fra le parti.
6) sottolinea l’importanza che l’Italia sostenga le proposte avanzate in sede di Unione Europea per condannare e limitare l’espansione indefinita degli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
7) Sollecita Hamas a compiere inequivoche scelte di rifiuto della violenza e delle pratiche che hanno condotto le istituzioni internazionali a inscriverla nella lista delle organizzazioni terroristiche
8) Esprime sostegno e apprezzamento per il lavoro politico-diplomatico portato avanti in sede europea in condizioni difficilissime da Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Europea, auspicando un salto di qualità nella politica estera comune europea, superando gli egoismi nazionali
Odg Brasile
Nell’ultimo trentennio il Brasile ha riconquistato un suo ruolo rilevante in America latina e nel quadro internazionale. Economicamente, consolidando la sua presenza nel gruppo dei paesi BRICS, nel G20, diventando meta di ingenti investimenti stranieri (anche dall’Italia), grazie ad una congiuntura favorevole per le materie prime e le risorse naturali di cui è ricco. Politicamente, lasciandosi alle spalle l’esperienza della dittatura militare, rafforzando lo Stato di diritto e sviluppando la propria democrazia, grazie all’opera di Presidenti, pur molto diversi fra loro, ma che hanno permesso e favorito questo processo: Fernando Henrique Cardoso, Luis Inacio Lula da Silva, e Dilma Rousseff. Socialmente, grazie a politiche di assistenza, redistribuzione, inclusione ed educazione, che hanno permesso a oltre trenta milioni di persone di uscire dalla povertà dando loro diritti e dignità di cittadini.
La personalità che principalmente incarna questa inedita esperienza è Lula. Il leader democratico di questa generazione, divenuto simbolo del riscatto delle masse oppresse che, da Presidente, ha saputo agire nell’ambito della democrazia, dell’accettazione del mercato, delle regole internazionali, garantendo e ampliando l’indipendenza alla magistratura, investendo sul’ amicizia con Europa e USA, senza subalternità. Lula è stato il Presidente democraticamente più votato e, quando si trovava al culmine della propria popolarità e con una maggioranza amplissima, ha rifiutato l’ipotesi di varare modifiche costituzionali che gli avrebbero permesso di svolgere un terzo mandato consecutivo.
Fenomeni di corruzione nella vita pubblica, ben presenti storicamente in Brasile, sono stati perseguiti nel trentennio democratico, ma la strada per superarli è ancora lunga e complessa.
L’impulso delle politiche pubbliche avviate da Lula ha innescato una trasformazione economica e sociale del Brasile, avviando processi di industrializzazione e creando le condizioni per l’affermazione di un ceto medio diffuso. Queste politiche hanno avuto molti sostenitori (i beneficiati e i settori meno retrogradi e più aperti della popolazione), e molti detrattori (quelli che hanno percepito una riduzione dei propri privilegi o anche solo della propria condizione sociale).
Entrambi questi settori sono scesi in piazza. Ma attorno al secondo si è andato coagulando un blocco composito di interessi, di rancori, di spirito di rivalsa e di reazione violenta e diffusa contro i poveri non più confinati nelle favelas. Settori della magistratura ideologicamente “militante”, grandi interessi economici, potentissimi mezzi di informazione e di manipolazione mediatica, una destra revanscista e apertamente nostalgica della dittatura. Questo coacervo di forze reazionarie si è dato un solo obiettivo: attraverso Lula, colpire le politiche che hanno dato voce, dignità di cittadini e presenza civile a strati poverissimi del Brasile profondo.
Pur avendo le nostre convinzioni in materia, e forti dell’esperienza storica del nostro Paese, riteniamo che il giudizio su queste vicende non tocchi a noi darlo, bensì al popolo, agli elettori brasiliani. E gli elettori brasiliani non potranno esprimersi pienamente se alle prossime, imminenti, elezioni presidenziali verrà escluso, a causa di una azione giudiziaria controversa, proprio il candidato con il maggiore sostegno nell’opinione pubblica: Lula da Silva.
Per queste ragioni l’Assemblea Nazionale del Pd riunita a Roma il 19 maggio 2018
Auspica
che il Brasile e il suo popolo non vengano defraudati di una componente fondamentale della propria storia recente e, se gli elettori lo decidessero, del proprio futuro.
Che le istituzioni del Brasile, per noi italiani Paese fratello, possano trovare una via d’uscita al cortocircuito politico-giudiziario e possano consentire al Presidente Lula di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali lasciando che sia proprio il popolo brasiliano a scegliere liberamente in una competizione elettorale il proprio presidente.

Proposta di ordine del giorno sui lavoratori del Pd

L’Assemblea Nazionale del Pd, riunitasi a Roma il 19 maggio 2018,
tenuto conto
–       della situazione economico finanziaria in cui versa il Partito Democratico a tutti i livelli e in tutte le sue realtà;

–       della situazione di crisi che lo ha costretto a ricorrere alla cassa integrazione per tutti i suoi dipendenti;

–       del peggioramento di tale situazione conseguente alle elezioni del 4 marzo, che ha determinato una riduzione del numero dei parlamentari e della relativa contribuzione (praticamente dimezzando il contributo fisso erogato nelle casse del partito);

–       della difficoltà nel reperimento di fondi, dopo l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, data la natura variabile delle entrate garantite da forme alternative di finanziamento, quali il 2×1000 e l’attività di fundrising;

–       delle recenti comunicazioni della tesoreria nazionale, che hanno prospettato una riorganizzazione del personale fortemente ridimensionata e penalizzante nei confronti dei lavoratori;
si impegna a

–       trovare con le lavoratrici e lavoratori soluzioni condivise, che salvaguardino le opportunità occupazionali, e che creino le condizioni per garantire ad ogni lavoratore una soluzione per affrontare dignitosamente il proprio futuro;

–       costituire al più presto un tavolo di personalità competenti, come proposto dal Tesoriere nazionale, che affianchi e supporti i lavoratori in questo delicato passaggio.

La faticosa uscita dalla crisi economica sta portando con sé numerose contraddizioni. Tra queste spicca la crescita allarmante del numero di infortuni e malattie professionali, che segnano drammaticamente la cronaca quotidiana del Paese. Oltre ad una apprezzabile ripresa della produzione, alla base del fenomeno sta senz’altro la grande componente di lavoro precario, nonché l’idea strisciante e insidiosa per la quale, nei momenti difficili, può essere accettabile il lavoro pur che sia, anche a condizioni di diritti e sicurezze scadenti.
Le celebrazioni del Primo Maggio di quest’anno sono state giustamente dedicate alla sicurezza sul lavoro e tanti sono stati gli appelli di sindacati e associazioni. Perché questo allarme e questa mobilitazione non cadano nel vuoto occorre riproporre la centralità della sicurezza sul lavoro come questione nazionale e come elemento essenziale di qualsiasi idea di sviluppo economico e sociale.
È quindi improcrastinabile intervenire ad ogni livello per rendere effettive anzitutto le tutele previste dalla normativa nazionale già in vigore.
È necessario anzitutto completare il quadro dei decreti attuativi del Testo Unico su salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008).
Occorre coinvolgere attivamente le organizzazioni sindacali e datoriali, nonché gli organismi paritetici, per rendere concrete ed effettive le tutele già previste.
È indispensabile migliorare il monitoraggio sul rispetto delle normative di sicurezza sui luoghi di lavoro e ottimizzare le forme di coordinamento introdotte nella passata legislatura tra gli organi di controllo.
Solo così le attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro potranno essere davvero incisive ed efficaci sul territorio.
Per queste ragioni il Partito democratico si impegna a tutti i livelli, nelle istituzioni e nella società, a sollecitare e, per quanto di competenza, a mettere in campo azioni coerenti per riaffermare il diritto di ogni lavoratore e ogni lavoratrice alla sicurezza nella propria attività e nel proprio posto di lavoro.

ORDINE DEL GIORNO – L’Assemblea Nazionale del Partito Democratico

Premesso che

il Pd è impegnato in una necessaria analisi della sconfitta referendaria ed elettorale;

tra le cause del risultato del 4 marzo c’è senz’altro la nostra insufficiente capacità di interpretare i bisogni delle fasce di popolazione più esposte alla crisi, tra questi, le donne;

nonostante l’impegno e l’azione dei governi guidati dal Partito Democratico, continuano ad essere pesanti le diseguaglianze di genere nell’accesso al mercato del lavoro, nelle carriere, nelle retribuzioni, nella previdenza, nella presenza nella politica e nelle istituzioni;

i divari economici, sociali e territoriali hanno determinato disuguaglianze crescenti, in particolare per i giovani e per le donne, anche nell’accesso alla salute, alla conoscenza, a scegliere liberamente il proprio autonomo progetto di vita,

Osservato che

il Partito Democratico, sin dalla sua fondazione, ha scelto di essere un partito di donne e di uomini, inserendo nello statuto e nella carta dei valori la parità di genere quale tratto identitario;

alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, grazie alla norma antidiscriminatoria e all’alternanza nelle liste, volute dal PD nella legge elettorale nonostante l’ostilità delle altre forze politiche, è aumentata la presenza delle donne in Parlamento, ma nei gruppi parlamentari del PD la presenza delle donne è risultata inferiore rispetto alla legislatura precedente anche a causa dell’utilizzo delle pluricandidature;

la rappresentazione pubblica del PD in questi mesi, in occasione delle consultazioni al Quirinale, nelle riunioni dei tavoli che raccolgono le diverse sensibilità politiche, è sempre stata, interamente ed esclusivamente, maschile;

pur essendo gli ordini collegiali composti nel rispetto della parità di genere, tutte le cariche apicali del Partito a livello nazionale, presidente, segretario, capigruppo, sono solo ed esclusivamente maschili;

Considerato che

le Nazioni Unite affermano che l’uguaglianza di genere è principio fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile, per prevenire i conflitti, superare le divisioni e affrontare le cause profonde della disuguaglianza, dell’instabilità e dell’ingiustizia;

È forte nelle donne la crescita di consapevolezza di un necessario e rinnovato impegno civile, politico e culturale per superare le disuguaglianze di genere in tutti i settori del lavoro, della società e della vita pubblica, per contrastare la violenza maschile sulle donne e offrire uguali opportunità anche attraverso politiche di conciliazione familiari;

Il riscatto del Pd e della sinistra riformista del Paese non potrà essere tale senza un riconoscimento reale delle esigenze, delle capacità e della libertà delle donne;

Rilevato che

nei giorni scorsi si sono tenuti importanti appuntamenti promossi dalle Democratiche che pongono l’accento sul gap di genere nel nostro partito e nel Paese, nonchésulla necessità di un luogo autonomo di discussione ed elaborazione politica e programmatica delle donne;

esiste la necessità di un bilancio e di un rilancio dell’esperienza della Conferenza delle Democratiche a livello nazionale e locale;

è evidente la necessità di aprire una nuova stagione delle politiche di genere dentro al Pd e al campo della sinistra riformista, con luoghi e momenti di piena autonomia, continuando con più forza il dialogo con il mondo femminile nelle sue diversità e complessità sociali e culturali per la realizzazione di una compiuta democrazia paritaria;

Impegna l’assemblea nazionale del Pd e i suoi organismi dirigenti

a) a rispettare pienamente ogni vincolo statutario sulla pari rappresentanza di donne e uomini negli organismi dirigenti del Partito, negli organismi esecutivi, nella selezione delle candidature;

b) a non utilizzare le pluricandidature nelle liste proporzionali per favorire la rappresentanza di un genere in prevalenza sull’altro;

c) a riconoscere e valorizzare, qualità, capacità, rappresentatività politica territoriale, nei Gruppi Parlamentari, negli Enti Locali e territoriali, ed in ogni livello di direzione politica del Pd a livello locale e nazionale;

d) a predisporre, anche nei regolamenti elettorali, strumenti di controllo e di sanzione sul rispetto della democrazia paritaria nell’accesso alle candidature e alla eleggibilità paritaria di uomini e donne nelle liste;

e) ad impegnare i propri rappresentanti nelle assemblee elettive regionali ad introdurre la doppia preferenza di genere nelle leggi regionali;

f) a sostenere il processo di rinnovo della Conferenza Nazionale delle Donne Democratiche, quale luogo autonomo di discussione ed elaborazione politica e programmatica, come prevista dallo Statuto, avviando contestualmente analogo percorso nelle sedi regionali e locali;

g) a promuovere rinnovate forme di partecipazione e dialogo con le donne italiane, i loro movimenti e associazioni per l’elaborazione delle politiche in un’ottica di genere.

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