Tutti quanti…

 

“Tutti quanti, tutti quanti, tutti quanti voglion fare jazz…” una scena bellissima e indimenticabile quella della sconclusionata orchestra degli Aristogatti.

Mi è tornata in mente in questi giorni. Giorni in cui abbiamo invece avuto una tragica rappresentazione: una sorta del “tutti quanti” possono provare l’abito da Statista. Una rappresentazione che ha visto un pesante gioco con le istituzioni democratiche, con le procedure istituzionali e costituzionali.

Chi lo ha fatto?

Lo ha fatto la Lega, con un gioco tutto suo, da vincitore (che poi è giusto ricordare che ha preso il 17%), con toni arroganti e ultimativi, guidando le danze e facendo saltare domenica sera il possibile Governo di fronte a un Presidente della Repubblica che ha segnalato la necessità di avere un ministro dell’economia politico e l’ inopportunità del professor Savona, noto per le sue posizioni critiche su Ue e Euro,  in quella posizione e di fronte a movimenti pesantissimi su capitali, conti, e spread.

Giornate passate tra il gioco del Governo, quello dell’AgitProp nelle piazze italiane al voto, e lo studio dei sondaggi soppesando i possibili ritorni di bottega. Il tutto senza lasciare alcun ruolo al leader del M5S.

Lo ha fatto di Maio, alternando il volto da ragazzo “per bene”, a quello di sollevatore di popolo, che invece di arrabbiarsi con Salvini per aver fatto saltare il tavolo, ha intrapreso una improbabile, incredibile e insostenibile avventura che lo ha visto attaccare il Quirinale con l’ipotesi di messa in stato d’accusa del Presidente Mattarella. Una strada così ridicola che non solo non ha raccolto il supporto dei suoi partner di Governo, ma è durata poco più di 24 ore, per poi vederlo nuovamente dichiarare stima e disponibilità al Presidente della Repubblica.

Dichiarazioni, irruzioni nelle dirette di tutte le trasmissioni domenicali, post, like ai post…scenari di ritorno immediato alle urne di fronte a una crisi politica e istituzionale senza precedenti nella nostra storia.

Una crisi accompagnata da vergognose e immonde aggressioni on line a Mattarella.  I social, luogo in cui sono stati concimati e coltivati linguaggi violenti e aggressivi, piazza virtuale in cui  “tutti quanti” oramai si sentono costituzionalisti, politologi, economisti.  Tutti quanti.

Questo gioco al Governo sì, Governo no, via dall’Europa, forse no, gli scenari B sull’euro è costato in un inizio settimana drammatico circa 200 miliardi al nostro Paese e il crollo di fiducia delle istituzioni europee nei confronti dell’Italia. E anche per questo Mattarella ha tentato la carta Cottarelli.  Una carta complessa, che ha veleggiato, costruendo un’ipotesi tecnica, che probabilmente non avrebbe vissuto che pochi giorni aprendo lo scenario del voto a fine luglio, che ha però di fatto  prodotto una reazione politica di entrambi i “nostri eroi”: Salvini annebbiato dai sondaggi esplosivi della Lega, che torna a ragionare su Savona in collocazioni diverse dal Ministero dell’economia, Di Maio che torna a indossare la faccia da bravo ragazzo…si riaprono i contatti con il Quirinale per arrivare sino al colpo di scena e alla ripresa della strada per il Governo Giallo Verde.

Dopo aver chiesto ancora tempo i due hanno stilato un nuovo accordo, una lista dei Ministri e accolto la richiesta di Mattarella che solo 4 giorni più era stata ritenuta inaccettabile.

Il Governo quindi c’è, sarà il Governo del professor Conte, forse anche con l’appoggio in qualche modo di Fratelli d’Italia. Un Governo con pochissime donne e al suo interno figure e ruoli che preoccupano moltissimo: Salvini all’Interno, Fontana, un uomo schierato col più gretto movimento antiabortista alla Famiglia, Di Maio che raccoglie su di sè oltre alla vicepresidenza tutto lo Sviluppo Economico, il Lavoro e il Welfare solo per citarne alcuni.

La base sarà quel “contratto” in cui sono scritte cose sbagliate e insostenibili politicamente, e finanziariamente, e in cui non sono scritte molte cose a partire da un silenzio di tomba sui diritti civili.

Adesso si apre una storia nuova nel nostro Paese. Cosi sarà. Lo sarà perché si è rotto qualcosa di profondo in Italia e nel rapporto con la politica, con la rappresentanza, forse con la speranza.

Abbiamo avuto e viviamo una profonda crisi politica, forse di sistema.

Niente in questi tre mesi ha avuto un percorso lineare.

Ed è innegabile che il Pd vive la sua crisi, che le ragioni che ci hanno portato sin qui vedono, oltre agli scenari internazionali, una cifra di nostre responsabilità. Quei voti che abbiamo perso non torneranno facilmente, se non saremo capaci di aprire una nuova stagione. Una stagione che ha una necessità basica, fondamentale…ripartire dalle condizioni materiali e concrete della vita delle persone, interpretare bisogni e costruire risposte. Non basterà ricordare le buone cose fatte, adesso davanti a noi c’è un lavoro diverso da fare: l’opposizione forte, vera e la preparazione di un’alternativa seria a questo Governo, un governo sovranista, di destra.

Ci sono stati momenti importanti, mobilitazioni, discussioni nel nostro Partito ed è stato importante. Ce ne saranno ancora e ancora dovremmo organizzarne.

In questi giorni sono usciti vari contributi importanti alla nostra discussione, tra questi l’intervista di Walter Veltroni su La Repubblica e il saggio di Gianni Cuperlo. Se potete leggeteli, ragionateci, interrogatevi…io li ho considerati buon cibo per il pensiero e per la speranza.

C’è bisogno anche di rimettersi a studiare, ascoltare, disegnare nuovi scenari e nuove visioni, con apertura, con coraggio e con rispetto.

C’è bisogno di noi e di molti e molte altre.

E lo sottolineo questo “molte” perché l’esclusivo protagonismo maschile di questa fase politica è stato davvero pesante e anche per questo troverete sotto un paio di contributi alla lettura di questa stagione scritti da autorevoli donne.

Adesso c’è bisogno di serietà, di prospettiva e di un gran lavoro.

Perché il Jazz è una musica che io adoro ed è innegabile che tante voci, storie, locali, strumenti e stili diversi lo abbiano reso speciale e unico.

Forse “tutti quanti possono fare jazz”, ma è certo che non tutti quanti possono essere uomini e donne di Stato, perché servono responsabilità, competenze, un po’ di statura politica ed etica e non ne abbiamo viste molta nei 90 giorni della crisi.

A me i polsi hanno tremato e temo che potrà avvenire ancora.

Ci sarà da fare.

Molto.

E dovremo essere in tanti e in tante e dovremo mettercela tutta, in questo caso davvero…tutti quanti, con coraggio e con passione.

 Susanna

 

 

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