Un nuovo Pd per rimediare agli errori

Io ci ho creduto nel progetto che ha dato vita dieci anni fa al Pd. Con tanti e tante ho percorso chilometri, salito strade, distribuito volantini, inviti, parlato con tante persone nei mercati delle nostre comunità.

Fu una scommessa straordinaria. La confessione che le culture del ‘900 da sole non erano in grado di affrontare i grandi mutamenti in campo e che solo dal loro mescolarsi, tra loro e con altre culture, come quella della differenza di genere e quella ambientalista, poteva nascere un’esperienza straordinariamente nuova, ricca, capace di anticipare il resto d’Europa di fronte alla fragilità di partiti della sinistra che altrove si stavano assottigliando.

Difficile non ripensare a quelle file ai gazebo, alle piazze e ai teatri. Una fusione a freddo, dissero in molti dopo i congressi dei Ds e della Margherita. Può darsi, ma quel passo fu un passo coraggioso, fu la risposta necessaria ai mutamenti del tempo, mutamenti che richiedono visione del futuro e capacità di costruire prospettive di governo.

Difficile anche non provare a vedere dove siano stati confezionati gli errori più clamorosi per trovarsi ad oggi,  metterli in fila, rimuoverli, riparare.

Oggi, appunto, con una scissione in atto, con nuovi gruppi parlamentari che vedranno sedersi amiche, amici, compagni di strada, in altre file, con altri nomi.

Oggi, incapaci di lavorare per trovare punti di incontro utili a fermare il disastro, a ragionare, a interrogarci sui nostri errori assieme, per poter, appunto, riparare assieme e rilanciare quella idea.

Non si è fatto di tutto per evitarlo.

No. Non lo si è fatto.

Quando i toni diventano troppo forti, quando non ti ascolti più, quando dileggi, rumoreggi, di fronte a una opinione diversa dalla tua, qualcosa di irreparabile si è frantumato e ha a che fare con il rispetto, con l’idea stessa di politica, di comunità pensante e di pluralismo.

Il punto è che la frantumazione del Pd non è un fatto privato. Ha a che fare con le sorti del Paese.

Non condivido la scelta di chi ha lasciato e sta lasciando il Pd, ma non si racconti che il tema è stato “una data”. Il tema è la possibilità di convivenza nel Pd di culture e idee diverse, e cioè la ragione stessa per la quale il Pd nacque.

Sono state molte le figure che si sono spese per fermare il disastro, lo hanno fatto in ogni modo Gianni Cuperlo, Andrea Orlando e in molti comunque hanno invitato al buon senso, penso alle cose che ad alta voce e nel suo fuori onda ha detto il Ministro Del Rio.

Adesso è tardi: Enrico Rossi, Pierluigi Bersani, Roberto Speranza, Guglielmo Epifani, e molti altri non sono più nel Pd. Si tratta di storie che ci riguardano, mi riguardano. Ho criticato Pierluigi in più passaggi, ma non posso pensare al Pd senza figure come la sua. È un dolore grande, di quelli che non ti fanno dormire la notte vedere disintegrare tutto questo

Ed è incomprensibile che il segretario uscente, nonché nuovamente candidato, abbia ritenuto di non doversi “occupare di queste beghe”, e sia partito per la California.

Intanto, proprio qualche giorno fa, si consumavano a Roma scontri gravissimi, con gruppi fascisti che si infiltravano nella protesta dei tassisti. Scontri, cariche, una tensione che cresce, mentre noi siamo occupati, non tanto a comprendere le ragioni dell’allontanamento di tante persone dal nostro partito e dell’enorme sconfitta referendaria, ma ad autodistruggerci.

Si sta discutendo in queste ore di regole, sapremo presto quali saranno i candidati in campo (perché di donne forse ce ne sarà solo una, ma su questo ho scritto qualcosa sulle pagina de l’Unità) e quali saranno i loro progetti.

Io credo che sarà necessario, direi indispensabile,  un progetto rappresentativo di una svolta profonda rispetto alla conduzione di questi anni  se vogliamo rilanciare il Pd e recuperare la sinistra di questo Paese. Una svolta sulle politiche economiche, sul lavoro, e sulla concezione dei partiti e della pratica politica.

Per me si riparte da qui.

L’ho detto più volte in questi giorni, attenzione ai sondaggi sui consensi che resterebbero al Pd, e quelli che si aggiudicherebbero i costituenti della nuova formazione. Quando lo smottamento e in atto ci vogliono lavori grandi per fermare la frana. Lo ha detto bene Del Rio nel suo fuori onda..la crepa, la diga, il disastro.

La sinistra non ha mai guadagnato niente dalle sue divisioni nella storia, ma solo dal suo incontrarsi. Quando ci siamo incontrati abbiamo generato idee, capacità di governo, nuove classi dirigenti, abbiamo rappresentato bisogni e costruito risposte all’altezza.

La politica, quella buona, è fatta di storie, certo di vittorie e di sconfitte, di capacità di rialzarsi, di alti e bassi, ma soprattutto di persone, non di soli “capi”. Io penso che lo abbiamo drammaticamente dimenticato in nome della velocità, del recupero del ritardo, dell’idea che bastasse un uomo vincente a “vincere e convincere”, dell’allocazione di tutte le colpe e delle responsabilità in capo a “chi c’era prima”, quanto contano le persone, e quanto siano necessarie assieme al ritmo ed alla velocità, la profondità delle scelte che si fanno.

Non è purtroppo andata così. In questi anni sono state fatte cose molto buone, per altre cose, dal Jobs act alla Buona scuola, abbiamo pagato pegno. E la profondità troppo spesso non c’è stata.

C’è molto da recuperare, e io spero che siamo ancora in tempo.

Non mi rassegno alla fine del Pd, ma quel Pd che abbiamo sognato dieci anni fa, adesso non c’è. Va ricostruito un progetto, va generata nuova passione e convinzione.

Una passione per la quale valga la pena di spendersi ancora in una sinistra grande.

Se così sarà, se ci sarà chi prende in mano questa bandiera, forse torneremo a rappresentare tanti, forse incontreremo ancora uomini e donne, e soprattutto quei giovani che ci hanno voltato le spalle. E magari incontreremo di nuovo chi oggi ci ha lasciati.

Forse.

Io voglio impegnarmi per questo tentativo assieme ad altri, perché come si sa, le donne hanno la testa dura.

 

Susanna

 

Be Sociable, Share!

    4 commenti


    1. Brava Susanna!! Le donne come te ci lasciano qualche speranza!!

      Rispondi

    2. la vedo dura in un partito che già dai circoli fino al PARLAMENTO scimmiotta i compagni che vorrebbero dire perchè non sono d’accordo, mi dispiace per molti di noi non è finito il PD di qualche anno fa ma è finito il PD di Renzi quindi come ha detto lui o con me o senza di me.
      Avevamo già partiti di qualcuno FI,LEGA 5 STELLE, noi avevamo un partito plurale e se non ritorna questo skema di partito per molti di noi non rimane che cambiare. Mi dispiace per i miei rappresentanti Te e Luigi i migliori fino a ora che abbiamo avuti .Vi ringrazio per il lavoro che ancora vi rimane da fare saluti Claudio

      Rispondi

    3. Non so capacitarmi di quanto, soprattutto a sinistra, contino le poltrone e le posizioni acquisite. E’ possibile che non ci siano 5 idee da realizzare (bastano 5, non di più!) che possano mettere insieme le persone e che riguardino politiche di “sinistra” quali la dignità del lavoro, una prospettiva per i giovani di riscatto sociale, il superamento dei disagi dei vecchi e degli invalidi, soddisfazione alle richieste delle donne , la pace e la sintonia fra i popoli e le religioni, ecc.. Se riusciamo in questo avremo definito una forza politica in grado di raccogliere il consenso del popolo della sinistra, se continuiamo a dividerci sulle piccole cose, rimarrà solo la demagogia, il populismo e il personalismo (argomenti tipici della destra forcaiola e disfattista…)

      Rispondi

    Rispondi a Claudio Annulla risposta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *