Un Paese in bilico sul precipizio. Prepariamo scialuppe solide

Mentre sto scrivendo sta finendo la seconda chiama per il 36esimo voto di fiducia al governo sulla Manovra. Poco fa nell’emiciclo abbiamo assistito ad un ingresso quasi trionfale di Verdini, acclamato dai suoi, in compagnia del coordinatore del Pdl della Campania: tutti gli obiettivi dei fotografi erano orientati in quella direzione. La temperatura esterna è diminuita, ma quella politica è in piena ebollizione, e in questo momento ogni scenario è ancora aperto.
Lo scontro dentro la maggioranza è fortissimo. Riguarda il Pdl, i rapporti tra il Premier e Fini, riguarda l’esplosione, non più contenibile né attenuabile, dei fenomeni di corruzione e di collusione tra politica, affari, giustizia. Ma è forte anche con la Lega: nella manovra la previsione di un’ennesima proroga al pagamento delle rate relative alle quote latte ha visto minacciare le dimissioni (poi rinnegate) dal Ministro delle Politiche Agricole Galan, e soccombere la maggioranza in sede di commissione agricoltura durante la discussione e la votazione del parere sulla manovra. La P3, Verdini e la sua cricca ci rivelano, ancora una volta nella storia di questa Democrazia, pezzi dello Stato che operano fuori da ogni norma ed ogni legalità.
Qualcuno dà per imminente la caduta del Governo e la resa dei conti tra Berlusconi e Fini, altri sono al lavoro per scenari alternativi. Ma il termine “responsabilità” verso il Paese, verso ciò che accade fuori non è ricorrente. Intanto da settimane e settimane davanti a Montecitorio si alternano le manifestazioni dei lavoratori di Eutelia, dei terremotati di Abruzzo, delle tre associazioni agricole italiane, dei disabili, dei lavoratori della polizia, delle guardie carcerarie, degli Enti Locali, del Popolo Viola… Mentre la politica esplode, il Paese continua a manifestare la propria sofferenza, la propria difficoltà a intravedere un domani, una ripresa, un sostegno. La Fiat intraprende strade inimmaginabili fino a qualche anno fa. La caduta dei diritti dei lavoratori, nel nostro Paese, sta seguendo un inedito percorso inversamente proporzionale alla inaugurazione di qualche spiraglio nei Paesi asiatici.
Sfiducia, ansia, insicurezza, in alcuni casi disperazione. Delusione di chi ha creduto nelle promesse di Berlusconi.
Noi intanto non brilliamo, e sembriamo a volte ingessati di fronte ad un dibattito che a me qualche volta pare un po’ fuori dalla realtà, teso alla individuazione della premiership del centrosinistra… (Scusa caro Nichi, ma dopo soli 3 mesi dalla tua splendida elezione in Puglia, perché ti stai concentrando su altro e non sulla Puglia stessa, o su quel mezzogiorno in cui rappresenti una rara ancora di salvezza?)
Forse sarò  impopolare di fronte allo pseudo referendum che pare appassionare anche qualche dirigente di primo piano del Pd, ma non mi pare questa la priorità del momento, così come non mi pare il massimo continuare a dedicare tanta parte del nostro tempo agli assetti. Perché dobbiamo per forza concentrarci sul toto-premier? Abbiamo un leader e tante competenze valide in questo Pd, e quando sarà il momento metteremo in campo la proposta capace di intercettare il consenso più alto.
Io oggi vedo altre priorità. Martedì eravamo a l’Aquila, per un difficile confronto con quelle popolazioni. C’è un mondo di lavoratori e lavoratrici ovunque in grande difficoltà, il 30% di giovani senza un lavoro, ci sono gli effetti della “riforma” Gelmini che adesso si toccano con mano, ci sarà un settembre in cui misureremo la resistenza del nostro tessuto economico, ci sarà da fare i conti con i tagli che Comuni, Province, Regioni saranno costretti a fare in conseguenza della Manovra, c’è un’evoluzione pesante dell’antipolitica, della semplificazione ad ogni costo che da un lato si traduce in becera contestazione di tutto ciò che ha l’odore della politica, dall’altro nella ricerca di modi di rappresentare il proprio dramma, la propria difficoltà che niente più hanno a che fare con il mandato politico, sindacale, associativo.
C’è una relazione da ricostruire o da consolidare con la carne viva di questo Paese, ed è una relazione che si costruisce ogni giorno, ascoltando, parlando, utilizzando le nostre Feste del Pd per discutere, e non è affatto facile in un’epoca così pesantemente nutrita dalla rabbia. Questa è la priorità ed è una sfida maledettamente complicata, che ci richiede umiltà ed impegno quotidiano in ogni luogo in cui siamo. Quasi niente di quello che facciamo, anche in Parlamento, riesce a sfondare le fortezze dell’informazione, ma nessuno ieri raccontava dell’assenza praticamente in blocco dell’Idv mentre votavamo le pregiudiziali di costituzionalità alla Manovra. Il sistema dell’informazione non cambierà certo a breve, e noi non rincorreremo lo stile urlato di altri. Io non vedo altre strade se non costruire un partito ed un consenso popolare e diffuso sulle cose, a partire dal basso, dai luoghi in cui siamo e viviamo, con pazienza, con ostinazione, e magari con maggiore solidarietà e meno personalismi. A questo Paese, che sta assistendo allo sbriciolamento delle sue fondamenta costituzionali ad opera di questo Governo e di una nuova gravissima questione morale, dobbiamo la costruzione di una storia diversa, di una speranza di rinascita, ed abbiamo le idee e le persone per farlo. Per questo abbiamo dato vita al Pd: non perdiamo di vista l’obiettivo. Nei prossimi giorni capiremo meglio cosa accadrà: se cadrà il governo, se ci sarà bisogno di atti di responsabilità, se si farà finta di niente. Noi però prepariamo scialuppe solide affinché questo Paese possa farcela, siamo la sola speranza.

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    1 commento


    1. mi piacerebbe che la maggioranza, o meglio ancora la totalità, dei ns. eletti, ragionasse come te; se così fosse avremmo buone speranze di incidere in maniera diffusa sulla gente e sperare di riportare ancora il ns. Paese ad una nuova correttezza morale e ad una nuova giustizia sociale ed economica.

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