“Un Paese non più affidabile e sotto tutela. Non eravamo Cassandre”

Francoforte è una bella città. Una vera città europea, moderna. Una città distrutta dalla guerra, che è stata capace di coniugare quel poco di patrimonio storico degli edifici rimasti con l’inserimento di costruzioni di straordinaria modernità. Storia e futuro, diritti civili ed economia. Ero lì venerdì scorso. C’ero perché in quella città si poteva celebrare una unione civile, che in Italia non era possibile: quella tra Paola Concia e la sua compagna, Ricarda Trautmann. Proprio in quelle ore, mentre nella sede del municipio si celebrava la cerimonia, a poche centinaia di metri, nel moderno grattacielo della Banca Europea, Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, facevano partire una missiva per l’Italia che il Governo ha tenuto nascosta fino a pochi giorni fa. Una lettera con i contenuti di un ultimatum, o forse di un commissariamento. Una condizione non discutibile visto che proprio la Bce con l’acquisto dei nostri Btp è riuscita a contenerne il crollo.

Un economista qualche mattina fa, commentando le borse e gli effetti internazionali di questa crisi economico finanziaria, ha parlato di un “flipper impazzito”. E forse il flipper è davvero impazzito. Gli andamenti delle borse sembrano bollettini di guerra. Lunedì Barack Obama, dopo il declassamento, ha pronunciato un discorso attesissimo. Ha parlato al cuore del suo Paese, ha detto che gli Usa sono un Paese da Tre A indipendentemente dalle agenzie di rating, ha annunciato nuovi provvedimenti e ha chiesto a chi più ha di contribuire preannunciando una riforma fiscale che andrà a insistere sui redditi più elevati. Un discorso che però non ha arginato la caduta di Wall Street.

Nel nostro Paese abbiamo assistito a una ben diversa conferenza stampa di Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Gianni Letta e poi abbiamo visto e sentito qualche battuta dai vari ritiri degli altri leader politici della maggioranza (ci siamo dovuti sorbire anche un Calderoli in bermuda di cui avremmo fatto a meno volentieri). Gli annunci nostrani riguardano nuovi tagli, l’anticipazione al 2013 del pareggio di bilancio, probabili interventi sulle pensioni a partire dall’aumento dell’età pensionabile delle donne nel settore privato. Nelle prossime ore sapremo qualche dettaglio in più, ma la triste realtà è che non c’è nessuna inversione di rotta nelle politiche economiche e fiscali di questo Governo, che ha preso atto della crisi con grandissimo ritardo e male: si pensa di reagire ancora una volta tagliando dove si è già tagliato sino all’inverosimile, senza toccare redditi alti e rendite finanziarie.

Se questo avverrà si aprirà una stagione molto pesante di scontro nel Paese, che pur con tutto il senso di responsabilità non potrà certo vederci comprensivi o fermi, perché cresceranno ancora le condizioni di grande difficoltà delle famiglie e delle imprese portando il Paese in un tunnel buio. E noi non possiamo consentire che questo avvenga. Lo abbiamo detto fino alla nausea e continueremo a dirlo: modifichiamo il patto di stabilità e consentiamo ai nostri comuni virtuosi di dare il via a pagamenti e piccoli lavori per poter far respirare un po’ le nostri imprese locali, gli artigiani; colpiamo le rendite finanziarie; chiediamo ai redditi più elevati e ai grandi patrimoni di questo Paese di contribuire in misura adeguata; e difendiamo un sistema di welfare che rischia di saltare completamente sotto la scure di tagli indiscriminati; acceleriamo un lavoro di riforma dello Stato e delle competenze istituzionali e tagliamo tutti i costi eccessivi dentro alle istituzioni (abbiamo fatto come Pd proposte sui tagli al bilancio della Camera che sono stati accolti).

La situazione è molto difficile. Si chiude indubbiamente un’epoca a livello globale. Jeremy Rifkin parla di una “terza rivoluzione industriale in cui smettere di vivere consumando le ricchezze del passato e tornare a produrre liberando la nostra creatività”. Parla della necessità di cambiare paradigma di sviluppo e io condivido moltissimo tale idea, c’è un modello di sviluppo da modificare radicalmente, ma dobbiamo anche reagire nell’immediato. E anche in Italia ci sono cose importanti che potremmo fare senza che ce lo dicano Merkel, Sarkozy e company.

Purtroppo anche gli osservatori internazionali sottolineano che la priorità sarebbe un segnale di discontinuità capace di ridare un po’ di fiducia e credibilità al Paese, che vanta il terzo debito pubblico al mondo. Lo dicono in Europa, lo dicono le forze sociali ed economiche, lo dice addirittura Marchionne. Come fanno a fidarsi di noi se a gestire una fase così difficile restano coloro che per tre anni hanno fatto finta di non vedere, coloro che non ci hanno mai detto la verità, coloro che non hanno mai voluto lavorare per adottare misure necessarie per il Paese e costruire una fase di condivisione nazionale di fronte alle emergenze. Non c’è un’alternativa possibile diversa da un cambio di Governo. Un Governo, è bene ricordalo, che non ha più nel Paese i numeri di tre anni fa.

Ricostruire affidabilità e fiducia, assieme a un minimo di stabilità economica, sarà il nostro compito più grande. I danni prodotti da questi anni di centrodestra (8, negli ultimi 10) al Paese sono profondi, hanno leso le corde della democrazia, della rappresentanza, dell’autorevolezza istituzionale e politica.

Ci serve testa e cuore. Ci servono idee (che abbiamo), uomini e donne pronti, ci serve la forza etica e morale di un Partito e di un centrosinistra che rappresenti davvero un paese che vuole reagire e che possa tornare a dire anch’esso al Mondo, ma prima di tutto ai suoi cittadini “siamo un grande Paese, siamo comunque un Paese che può farcela”, e oggi “loro”: Berlusconi, Tremonti, Sacconi, Brunetta e gli amichetti della P3 e della P4, non possono farlo.

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    3 commenti


    1. Da che mondo è mondo come è scritto nella Genesi , uno dei libri piu’ antichi , l’uomo si deve accompagnare ad una donna e viceversa , ogni altro tipo di legame va contro natura ma ci sono uomini e donne che non capiscono ,o non vogliono capire e vogliono far passare per una modernità e/o un evoluzione questi atteggiamenti che ,almeno fino a qualche tempo fa, venivano tenuti nascosti ;oggi devono essere ostentati nell’illusione di dimostrare che millenni di storia umana possono essere modificati unendo persone dello stesso sesso .
      Non si puo’ altro che provare compassione e commiserazione per questi soggetti ;mi auguro vivamente che il nostro Paese fra i tanti problemi che ha non scenda cosi’ in basso nelle Istituzioni perchè queste unioni civili cosi’ fatte non fanno altro che abbassare il livello delle stesse .

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    2. Non ci dobbiamo rammaricare più di tanto dell’attuale momento visto che sino ad ora abbiamo voluto sperperare di tutto e di più. Abbiamo pensato ad avere guadagni facili e sostanziosi,abbiamo voluto un mondo all’avanguardia con la tecnologia,ci hanno fatto credere che tutto era perfetto e che il mondo girava intorno a noi, quando invece erano le vittime predestinate di questa crisi. Ma l’importante è che mantengano posti sicuri, con un buon guadagno e la poltrona comoda.Abbiamo grandi gruppi bancari con persone che prendono fior di soldini per arginare e controllare la situazione economica globale, forse ci hanno messo molto del loro per arrivare a tutto questo. Non ci vuole cosi tanto a mandare in crisi i paesi per loro è un gioco.Adesso ci guarderemo tra noi ed a me viene spontaneo dire (SONO SEMPRE UN ITALIANO O APPARTENGO AD UN ALTRO PAESE)

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    3. @Franco, la modernità non c’entra niente. Uomini e donne continueranno ad accompagnarsi, come dici tu, ma esistono anche altri legami, che, vorrei ricordarti, sono stati messi al bando solo durante le più terribili dittature. Le nostre difficoltà economiche non possono annullare la necessità di avere diritti civili come nel resto d’europa.

      @Adriano. E’ indubbio che la crisi esplosa dal 2008 ha a che fare con società che hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità, che sono state condotte all’indebitamento facile ecc.. adesso davvero è il momento non solo di ridurre il debito pubblico, ma anche di costruire un modello economico e sociale piu sobrio e con altri paradigmi…altrimenti non ne usciremo

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