Un pensiero nuovo per il “dopo”

Le settimane sono volate via veloci, nonostante la pesantezza di un tempo quasi sospeso. In attesa. In attesa di numeri che diventassero migliori e che invece mutavano con troppa lentezza, in attesa di volti meno tirati, in attesa di buone notizie. Credo che ognuno di noi possa raccontare le proprie giornate, tentare di fermarle, nell’auspicio di poterle consegnare presto al passato, al trascorso, alla memoria.

Le mie giornate sono trascorse con un sentimento sempre caratterizzato dalla tensione, dall’ascolto, dall’ansia del fare, del riferire, del segnalare. E da quella sensazione, consapevole della gravità dell’emergenza, delle difficoltà, della sofferenza delle persone, di non riuscire a fare abbastanza, di non essere sufficientemente utile alla tua comunità, a chi aveva bisogno di una sponda, di un contatto. I settori che non rientravano nella cassa integrazione, le imprese che non capivano se la sospensione dei versamenti li riguardava, i settori chiaramente chiusi, quelli che non capivano se il loro codice ateco significasse lavoro o meno. La ricerca o la richiesta ai Ministeri competenti delle FAQ, delle giuste interpretazioni. La lettura e la interpretazione dei decreti, lo studio delle bozze e il tentativo di contribuire a migliorarne i contenuti. Poi i giorni di lavoro sugli emendamenti. Il telefono, la novità delle video call, delle riunioni via Skype, delle video conferenze, una dietro l’altra. Le riunioni di Gruppo, i tavoli convocati da Prefetto e Camera di commercio, le e-mail delle imprese, le loro necessità, la rappresentanza di imprese e lavoratori. Le soddisfazioni e le arrabbiature.

Si chiude con la fiducia alla Camera il Cura Italia, i primi 25 mld investiti per parare i durissimi colpi della pandemia, si apre la discussione sul Dl liquidità, si fanno i conti con la lentezza di banche e burocrazia dello Stato e ci si prepara al prossimo scostamento di Bilancio, che non sarà sotto ai 50 mld da ciò che il Presidente del Consiglio ha annunciato.

Il Consiglio dei Ministri si prepara al varo del Documento economico e Finanziario, e non sarà un esercizio facile. Le stime ufficiali parlano di un calo del Pil attorno all’8%, con un debito che ovviamente corre.

Anche per tutto questo l’appuntamento di questa settimana a Bruxelles è fondamentale. La crisi causata dalla pandemia non può essere affrontata con gli occhiali degli strumenti ordinari, con l’architettura Europea dei decenni alle nostre spalle. L’Italia paga il pegno più grande, ma ha anche tracciato la strada per il contenimento, il nostro Sistema Sanitario Nazionale pur messo a dura prova dai tagli, ha consentito di reggere a scenari che avrebbero potuto essere infinitamente peggiori. Non si tratta di urlare alla luna, ma di negoziare a testa alta. Qualcosa di importante si è già mosso in questi giorni, molto più di quanto non sia mai avvenuto in questi anni. Sure mette a disposizione risorse per gli ammortizzatori, si parla di 35 mld dal Mes non condizionati per gli investimenti in Sanità e ancora Bei, si ipotizzano 300 mld per mobilitare una cifra assai superiore. Resta la rigidità sulla nostra richiesta, quella di Corona Bond, o Euro Bond, e la messa in campo di risorse a fondo perduto e l’istituzione di un Fondo dedicato per la ripresa. Nei giorni scorsi il Presidente Conte ha avuto un mandato per lavorare su queste ipotesi in vista del Consiglio Europeo, che sembra essersi concluso positivamente. Ci auguriamo che ci sia la capacità di capire che in gioco c’è il destino dell’Europa intera.

Intanto la ripartenza possibile dal 4 di maggio, e per alcuni ambiti forse dallo stesso 27 aprile, giunge con scenari molto foschi. Sono 10 milioni gli Italiani a rischio povertà. Molte le imprese che non riusciranno a ripartire, moltissime quelle che lo faranno con difficoltà e tanti coloro che non hanno certezza di trovare ancora il loro lavoro. Per questo il prossimo decreto si prepara a interventi massicci per la proroga e l’estensione di cassa integrazione e ammortizzatori, per l’aumento del bonus per partite iva ed autonomi, per colf e badanti a oggi escluse dagli aiuti, ancora interventi per la Sanità, per Regioni ed Enti Locali, per gli indennizzi alle imprese che hanno subito i danni più grandi, per ulteriori interventi sulle famiglie. Si preparano interventi per la regolarizzazione dei braccianti e le badanti irregolari, per il reperimento di manodopera. Si lavora sui requisiti di sicurezza, si cominciano a programmare le riaperture, ci si interroga su come le famiglie potranno gestire il ritorno al lavoro con le scuole chiuse, come si utilizzeranno trasporti, spazi pubblici.

Le risposte a tutto questo, la progettazione della ripartenza non potrà però essere esercizio per i tecnici e per le tante task force. Questo disastro che abbiamo vissuto ha anche evidenziando i limiti dei modelli di sviluppo che hanno prevalso e vinto, ha rimesso in fila alcune priorità che non dobbiamo e possiamo dimenticare. Sono tante le vittime che hanno pagato caro. I civili, gli anziani, interi territori e città, medici, infermieri, volontari. A loro tutti dovremo chiarezza, approfondimento su errori e mancanze.

Adesso però c’è da ragionare su come ricominciare. È indubbio che nulla sarà come prima, ma la direzione della ripartenza dipende dalle scelte che si faranno, dalla qualità e dalla direzione che vorremo dare al “dopo”.

Se è vero che c’è una connessione tra le condizioni climatiche e la presenza di inquinamento e la gravità delle crisi in alcune aree del Paese, bisogna che la strada di una riconversione e di una transizione ecologica non si fermi.

Se è vero che la sanità pubblica e universale ha fatto la differenza anche tra Regioni, oltre che tra Paesi, dovremo investire con energia sulla sanità, sulla ricerca, sulle strumentazioni e i dispositivi, sulle scienze della vita, sui vaccini. Se e vero, come è vero, che il cibo e gli approvvigionamenti alimentari sono anch’essi una priorità, dobbiamo ricordarlo anche in tempi normali, riconoscendo all’agricoltura e agli agricoltori una centralità diversa da quella che abbiamo conosciuto, investendo su una più grande produzione nazionale, dipendendo meno dall’estero per sementi e grano, valorizzando le filiere nazionali e di qualità, quelle meno impattanti e più attente alla fertilità dei suoli.

Se è vero, come è profondamente vero, che ancora una volta le donne hanno retto gli equilibri delle famiglie, facendo smart working, gestendo i figli a casa, sostenendo la cura e il peso del lavoro familiare, e purtroppo vedendo aumentare i casi di violenza domestica, allora è giunto il momento di far pesare questa metà del Paese nelle scelte sulle politiche e sulla progettazione del “dopo”, e non solo in senso filosofico, ma pratico, concreto.

Se è vero, e lo è profondamente, che ci saranno costi da pagare, quei costi andranno distribuiti in modo equo e progressivo, come dice la nostra bella costituzione, e non potranno gravare sul lavoro e sugli ultimi. Se e vero, che abbiamo cercato di recuperare le relazioni con il digitale, bisogna che quel divario venga colmato ovunque.

Non sarà una passeggiata. Dovremo abituarci a vivere diversamente. Le distanze sociali da mantenere, i luoghi che non potremo tornare a frequentare, le nostre comunità, le nostre case, il lavoro. Il modo di tornare a scuola, studiare, fare turismo, andare al ristorante, lavorare, viaggiare. La politica ha questo compito. Le classi dirigenti di ogni campo hanno questo compito.

Tornare a progettare il nuovo, la rinascita, la ricostruzione, l’essere comunità. Se non saremo capaci di fare questo vorrà dire che non ci sono classi dirigenti all’altezza.

Siamo alla vigilia del 25 aprile. Un 25 aprile che non potremo festeggiare in piazza, con i cortei, con la mobilitazione e con gli abbracci, i canti, con la nostra tradizionale condivisione, ma troveremo il modo per farlo dalle nostre finestre, dai nostri collegamenti virtuali, dai nostri cuori.

Siamo anche alla vigilia di una Liberazione differente, dal virus, dalla Paura, dalla malattia. Sappiamo che sarà una resistenza lunga, che servirà metodo ed organizzazione, e soprattutto che servirà una lunga e capace ricostruzione dei luoghi, dei tempi e per le persone.

Un pensiero adeguato, coraggio e tanta determinazione.

Nel tempo che stiamo vivendo la prova per la Politica è questa.

Susanna

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