Un Sì al referendum: per non dividere ancora e pensando al 5 Dicembre

Siamo alle battute finali, tra pochi giorni si concluderà questa lunghissima campagna referendaria e gli italiani potranno pronunciarsi.

Non so quanto avranno influito e quale risultato potranno determinare gli eccessi delle tifoserie, i toni alti, troppo alti che in molti hanno usato. Non so quanti abbiano piena contezza del merito della riforma costituzionale, e quanti oramai hanno irrimediabilmente trasformato l’appuntamento con la scheda in un giudizio su Renzi.

Sono stati compiuti molti errori, in primis dal Premier stesso, la personalizzazione, messaggi che hanno parlato alla pancia degli Italiani ma che contemporaneamente, a mio parere, hanno contribuito a solleticare nuovamente il populismo ed il distacco tra cittadini e politica, ed ancora la banalizzazione, a volte violenta, sui compagni di strada dell’uno e dell’altro schieramento.

Ho già detto in molte mie newsletter cosa penso della riforma, che ho votato, di quelli che a mio parere restano punti fragili, che non ho condiviso, e dei miglioramenti avvenuti in aula grazie a numerosi emendamenti. Il mio orientamento era già sul Si al referendum, ma è stato rafforzato dai risultati del lavoro della commissione designata dalla direzione del PD per elaborare proposte di modifica dell’Italicum. Quella commissione ha lavorato e, grazie all’impegno instancabile di Gianni Cuperlo che fino all’ultimo minuto utile ha tentato ogni strada per ricomporre fratture dentro al PD, ha prodotto risultati importanti: superamento del ballottaggio, ritorno ai collegi,  superamento capolista bloccati e candidature plurime, premio di governabilità alla coalizione o al partito. In sostanza tutto ciò che le minoranza avevano chiesto, superando di fatto l’Italicum e quel “combinato disposto” che avrebbe visto una Camera ampiamente “nominata”. Io credo che questa sia stata una scelta difficile, sofferta, ma di grande responsabilità, una scelta che condivido molto.

Non ho sostenuto Renzi, e non lo sosterrò al prossimo congresso, ma non è questo il tema di cui si sta discutendo oggi.

Poi c’è il “fuori”, e fuori fa inverno pieno.

La vittoria di Trump negli USA non appartiene ad una mera logica dell’alternanza,  ci consegna purtroppo una frattura grave, pesante, tra i democratici americani  e le classi più disagiate, operai, lavoratori, disoccupati. Obama ha fatto riforme importanti, ha investito sulla riforma sanitaria, sul clima, ha arginato la crescita della disoccupazione, ma non l’impoverimento di chi sta indietro. E quell’elettorato ha abbandonato i democratici ed ha scelto di sostenere le promesse di Trump, l’uomo sostenuto da un elettorato, bianco, ricco, misogino, tendente al razzismo, dai Tea Party, dal Ku Klux Klan…e le prime scelte sul futuro governo purtroppo confermano che avremo davanti a noi un’America inedita e che rischiamo molto su temi fondamentali come gli accordi globali sul Clima.

In Europa le novità di questi giorni ci consegnano la ricandidatura della Angela Merkel, accolta dalla Germania come garanzia per la stabilità. E c’è il nuovo candidato del centro destra in Francia, possibile nuovo Presidente, se i sondaggi dicono il vero.

In Italia abbiamo l’unico presidio di centrosinistra, pur con una coalizione che non rispecchia certo la nostra alleanza elettorale.

Dove è finita la sinistra, dove sono le forze progressiste in questa Europa in cui forze populiste e xenofobe salgono nel consenso? Il nostro destino per arginare tutto ciò è nella larghe coalizioni?

Io penso che dobbiamo sventare questo scenario.

Credo che il tema della rappresentanza e della ricostruzione di un rapporto vero ed autentico con chi sta indietro, con chi in questi anni ha visto peggiorare le proprie condizioni materiali dentro ad una forbice delle diseguaglianze che si è allargato, con chi ha perso fiducia e speranza, sia il terreno inevitabile della sfida della sinistra tutta. Nei giorni scorsi su Repubblica è stato pubblicato un dossier sulle periferie, a partire dalle nostre città. Vi invito a leggerlo questo bel racconto, di Ezio Mauro ed altri, su come i quartieri popolari, da sempre bacino elettorale della sinistra abbiamo svoltato verso il M5S, in qualche caso verso Salvini.

Con chi abbiamo parlato in questi anni? Di cosa ci siamo occupati?

Al di là di come si concluderà il referendum, abbiamo bisogno di tornare a ragionare seriamente sulle  dinamiche del rapporto tra società e politica che stanno emergendo in questa fase. Dinamiche che vedono, come veniva ben spiegato da alcuni politologi “partiti senza società”, e “leader senza partiti”. Perché a questa Italia, a questa Europa, a questo Mondo, servono più comunità di persone rappresentate, che talenti della comunicazione in azione perenne. Quelle comunità vanno ricostruite, ed a mio parere vanno ricostruiti anche Partiti autorevoli.

Se ne parla poco, ma queste sono ore di lavoro intenso sulla  legge di Bilancio. ci sono scelte importanti, dalla proroga degli ecobonus, alla flessibilità in uscita, dalle misure per la nascita, ad industria 4.0, e molto altro. Scelte che mi piacciono, altre che vorrei cambiare (i bonus bebè per esempio), o integrare. Contenuti che comunque influiranno sulla vita delle persone, delle imprese, sui quali sarebbe utile tornare a discutere diffusamente, con i cittadini, con gli imprenditori, con le persone comuni anche per tornare a progettare assieme la sinistra che servirebbe.

Esistono ragioni rispettabili per il Si, e ragioni rispettabili per il No. Non ho mai condiviso la separazione tra innovatori e conservatori, come quella tra coloro che allocano sul si, la svolta autoritaria, e sul no i difensori della Carta. Ci sono opinioni diverse. Io però credo che in questa fase sia utile non fermare un processo che si è messo in moto, ancorché non perfetto e assai migliorabile. Credo che sia importante non dividere più di quanto sia già avvenuto il PD e il Paese. Credo sia importante non indebolire il nostro Governo. E non credo possa sfuggire che a vantare la vittoria del No oggi sarebbero fondamentalmente Grillo e Salvini.

Anche per questo, anche in queste ultime giornate, mi impegnerò per convincere a sostenere il Si, lo farò con le mie ragioni, con i miei toni, con rispetto, con l’ascolto e la ragionevolezza che serve a non dimenticare che dopo il 4 arriverà il 5, comunque vada il Referendum, e che quel giorno avremo bisogno di rimettere assieme i nostri pezzi, perché dalle macerie non nasce mai niente di buono, e noi avremo comunque bisogno di una nuova sinistra capace di affrontare quell'”inverno” complicato e lungo.

Susanna

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