Un sì condizionato alla legge elettorale. Non si avviano le riforme senza democrazia paritaria

Con il voto al testo di legge elettorale, alla Camera è stato compiuto un primo passo per avviare un percorso di riforme che dovrà vedere poi le modifiche al titolo V della Costituzione e il superamento del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato. Certamente si tratta di un primo segnale, perché quel testo può e deve ancora essere migliorato al Senato. Continuo a considerare indigeribili molti punti: le soglie alte per l’ingresso, quelle troppo basse per il premio di maggioranza, le liste bloccate e lo stop in aula agli emendamenti sulla democrazia paritaria. Capisco che la situazione vada sbloccata, ma ritengo che sulla democrazia paritaria la ferita prodotta nel voto segreto da almeno un’ottantina di franchi tiratori del Pd sia una ferita molto grave, sulla quale non mi sento di sorvolare, e non e superabile dal fatto che… “le liste del Pd saranno paritarie”. Quando si è in Parlamento, si legifera per il Paese. Il tema riguarda il Pd e il Parlamento intero davanti all’Italia e a quella straordinaria mobilitazione di donne che da anni chiede all’Italia “se non ora quando un Paese per uomini e donne?”.

Per ulteriori approfondimenti puoi scaricare qui il dossier del Servizio Studi della Camera e la scheda dell’iter.

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