Un testamento biologico per la vita e la libertà

Ci sono volute la forza e la determinazione di Beppino Englaro e la drammatica vicenda di Eluana per far interrogare il paese intero sul tema del “fine vita” e rimettere in moto il Parlamento, dopo anni di ritardi, nella discussione di una legge sul testamento biologico. Si tratta di un provvedimento necessario, che tocca la vita di ciascun cittadino e che rappresenta un diritto sancito dalla Costituzione italiana all’articolo 32, dove si stabilisce l’indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie. Provvedimento sul quale il PD (salvo alcune posizioni personali) ha da tempo un suo orientamento.

Di fronte a questo vuoto legislativo si è inserito il governo Berlusconi con una proposta di legge che considero sbagliata e lesiva nei confronti della libertà dei cittadini. Se ne sono accorti anche a destra visto che nelle ultime ore sono state presentate delle correzioni sostanziali, soprattutto ai primi tre articoli della legge, in base alle quali: sarà il medico, e non più il notaio, a certificare la volontà di fine vita; il testamento avrà validità quinquennale e non si parla più solo del divieto di eutanasia e di ogni forma di suicidio assistito, ma si ribadisce il no all’accanimento terapeutico. Un tentativo di dialogo e di smussare le rigidità iniziali, ma non basta, come dimostra il fatto che la legge ha già incontrato difficoltà nella prima commissione del Senato e probabilmente ne incontrerà davanti alla Corte Costituzionale. Nella normativa del governo infatti, prevalgono gli obblighi e non le libertà che il testamento dovrebbe garantire.

Il centrodestra oggi colpisce pesantemente il principio di autodeterminazione del malato con un testo che: non dà carattere vincolante alle dichiarazioni anticipate del paziente che esprimono solo un orientamento; lascia al medico la possibilità di disattendere alle indicazioni scritte del cittadino; non dà la possibilità di indicare idratazione e nutrizione artificiale tra le terapie che si vogliono o non si vogliono, in caso di stato vegetativo. Non potrà, inoltre, essere disattivato un trattamento sanitario, neanche su richiesta verbale del malato, se questa sospensione consente la fine naturale della vita.

Siamo di fronte a norme che inaspriranno senza dubbio la discussione parlamentare, rallentando ulteriormente il processo di costruzione di una legge sul testamento biologico che abbia al centro il principio di autodeterminazione del cittadino. Dal mio punto di vista, e di quello di una componente trasversale molto ampia del Parlamento, il lavoro svolto dal senatore Ignazio Marino in questi mesi, e nel corso della scorsa legislatura, è un prezioso sentiero da seguire se vogliamo una legge veramente all’altezza dei principi di libertà e solidarietà che sono alla base della nostra democrazia.

Dobbiamo partire da alcuni elementi irrinunciabili: Il testamento biologico deve riempiere un vuoto lasciato dal consenso informato. Se il paziente è in coma e senza possibilità di recupero dell’integrità intellettiva, il testamento biologico dà indicazioni su quello che il paziente vorrebbe fare per quanto riguarda la scelta delle cure. Indicazioni, sottoscritte quando la persona  era ancora cosciente,  che permetteranno di far valere la propria volontà anche se non si  è più coscienti. Fondamentale sarà la figura del fiduciario, ovvero quella persona che viene indicata al momento della firma del testamento biologico e che garantisce che effettivamente il paziente avrebbe fatto quella scelta. Dovrà essere una persona che ha un rapporto continuativo di conoscenza e affetto con il malato, non necessariamente un familiare. La legge dovrà servire a non lasciare la scelta al singolo medico quando si trova davanti a un malato in condizioni di ‘non ritorno’ e per stabilire una collaborazione con i familiari. Medici e familiari dovrebbero sedersi intorno ad un tavolo per stabilire cosa avrebbe voluto fare il paziente in quel caso. I possibili conflitti tra medici e familiari quindi non devono andare in tribunale ma essere risolti all’interno dell’ospedale.  Credo che di fronte alla realtà quotidiana non possiamo continuare a privare il nostro paese di una legge che dia le giuste regole in questa materia, ma occorre rifiutare con decisione che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.

Scarica il disegno di legge di Ignazio Marino

Be Sociable, Share!

    1 commento


    1. ho poca fiducia che in italia si possa arrivare ad una legge rispettosa della volontà del malato e contraria alla violenza terapeutica. è troppo forte l’influenza dellla chiesa. il caso englaro sembra che paradossalmente avrà effetti opposti a quelli che ci si sarebbe aspettati. prego dio di non finire la mia vita nelle mani di medici cattolici doc. suggerisco la lettura dell’articolo di nadia urbinati”il dio del cuore e il dio del potere” pubblicato su repubblica qualche giorno fa

      Rispondi

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *