#unasceltadifficile. Il mio voto sul job’s act

Il mio voto sul Job’s act Non mi è mai capitato prima di esprimere un voto diverso dalle indicazioni del gruppo. Forse chi ha una esperienza parlamentare più lunga della mia, o un diverso modo di vivere l’appartenenza, si muove più agevolmente, senza sofferenza, nell’autonomia del voto. Per me non è mai stato così. Il senso del gruppo, il rispetto per le indicazioni di voto, per me sono sempre stati da rispettare. Il testo del Job’s act uscito dal Senato aveva limiti pesantissimi. Alla Camera c’è stato, innegabilmente, un grande lavoro di affinamento e di integrazione. Ne va dato atto ai colleghi che ci hanno lavorato.
Restano limiti, restano interrogativi ai quali probabilmente si darà risposta con i decreti delegati. Resta l’ostinazione con la quale si va alla modifica dell’articolo 18 per i nuovi assunti. Perché questa scelta? Perché, se davvero si considera residuale, dentro alla profonda modificazione del mercato del lavoro, questa tutela, si ritiene così fondamentale modificare ancora quanto fatto dalla legge Fornero? Perché non si intende dare ascolto alla domanda ed alla preoccupazione di un milione di persone, in gran parte nostri elettori, che hanno manifestato? Perché nessuna voce autorevole si è levata mentre esponenti del nostro Partito facevano battute pesantissime sullo sciopero e sui ponti?

Io credo che abbiamo avuto messaggi chiarissimi circa la non comprensione da parte della nostra gente. Il messaggio più grande è stato quello giunto con la spaventosa astensione nel voto in Emilia Romagna. Un voto che ha trovato una legittimazione sotto al 40 per cento degli aventi diritto. C’è un pezzo della sinistra che si è sentita abbandonata. C’è un disagio vero. Quel disagio va ascoltato, dobbiamo dare risposte non usare l’arroganza.

Vengo da una terra di industria e produzione. Di operai, impiegati, imprese. Ogni mattina uomini e donne sciamano verso treni, pullman, auto, bici. Vivono la crisi con ansia e preoccupazione. Sono persone, sono dignità e storie.

Storie di lavoratori e di imprenditori. È fondamentale che si guardi oltre, alla miriade di forme precarie, a nuove forme di tutela, ma continuo a pensare che non serva a niente togliere porzioni di dignità a chi avrà un nuovo contratto a tutele crescenti. La Cgil e i sindacati hanno certo le loro responsabilità, ritardi nella capacità di interpretare il cambiamento nel lavoro e soprattutto nella rappresentanza della precarietà e del non lavoro, ma umiliarla, cercare di indebolirla serve al Paese? Avrei votato la fiducia se fosse stata posta, perché riconosco alcuni sforzi che il Governo sta compiendo, e non avrei mai espresso un voto contrario come alcuni colleghi hanno scelto di fare. Ma sono uscita dall’aula perché non potevo ignorare quanto sopra ho sintetizzato. Voglio anche precisare che non esistevano rischi di numero legale.

Non ho votato quel provvedimento come alcuni altri colleghi. Sono uscita per dare un segnale di ascolto ad una parte del nostro popolo, per chieder più attenzione nel momento in cui si scriveranno le deleghe, e vi garantisco, pensatela come credete, che è stata una scelta per me molto, molto difficile e sofferta sul piano personale. Sia chiaro che la mia scelta riguarda il Job’s act, quel singolo provvedimento. Non il Pd. Il Pd è il mio partito. Non ho nessuna intenzione di andarmene. Ho scelto di contribuire a costruirlo e voglio continuare a farlo senza mai smarrire il senso della parola ‪#‎sinistra‬ e penso, francamente, che siamo in molti a volerlo.

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    2 commenti


    1. credo che la arroganza venga dalla minoranza,il dissenso e democratico,ma e democratico accettare
      -dopo di essere stati ascoltati-la decisione della maggioranza,-sino non e democrazia.-

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