Università, se la riforma è rinviata per mancanza di risorse

Dopo lo stop della Corte dei Conti per la mancanza di copertura, la discussione del disegno di legge
sull’università non riprenderà prima di dicembre. Un testo che introduce circa 500 nuove norme che dovranno essere attuate mediante circa mille regolamenti di ateneo e che costituisce, come ha scritto Bersani qualche giorno fa dalle colonne del Corriere della Sera, un monumento alla burocrazia. Quasi tutte le università pubbliche italiane versano ormai in una situazione finanziaria prossima al dissesto, dopo che il governo ha tagliato 1,4 miliardi di euro su 7 in tre anni al Fondo di Finanziamento Ordinario e ben 35 atenei vivono con gli anticipi dell’anno successivo per sopperire alla mancanza di liquidità.
L’anno accademico si aprirà con molte sedi occupate e lo stato di agitazione di tutte la comunità universitaria, da anni alle prese con una situazione di incertezza e di precarietà: dagli studenti, che giustamente contestano un governo che nega il diritto allo studio ed impoverisce il loro progetto di vita; ai ricercatori, che vedono sfumare i concorsi per associati, contenuti nell’emendamento senza copertura; ai docenti, icui mancano risorse per didattica e ricerca; al personale tecnico-amministrativo, criminalizzato dal ministro Brunetta come tutto il pubblico impiego.
Il Pd ha avanzato una proposta precisa: aumentare le risorse per la scuola e per l’università mettendo in vendita le frequenze liberate dalla transizione al digitale, come fece il governo dell’Ulivo nel 2001 con le licenze Umts.
Si possono ricavare, come dimostrano altri esempi in Europa, diversi miliardi da investire nella formazione. Ma al sistema serve una riforma strutturale, a partire dal meccanismo di reclutamento dei docenti, all’introduzione di un sistema di valutazione dei risultati sul fronte della didattica e della ricerca; fino al diritto allo studio, dove occorre andare nella direzione di un ‘welfare’ di tipo europeo. Ma non si può discutere di norme senza un quadro certo sui finanziamenti. Solo così può finire il ricatto del Ministro Gelmini nei confronti dei Rettori: niente approvazione della legge, niente soldi. La sede naturale di questa battaglia dovrà essere il Parlamento, perché l’Università ha un valore strategico per costruire il progresso civile, culturale ed economico di ogni Paese avanzato.

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    1 commento


    1. Alla faccia del ministro Calderoli e della semplificazione. Speriamo sempre che questo governo duri ancora per poco

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