Proteggere e ridurre le distanze

È stata una lunga direzione del Pd, quella di martedì. Il Segretario ha parlato dei prossimi referendum, del conflitto in corso, del futuro dell’Europa, dei grandi cambiamenti che ci stanno attraversando. Cambiamenti epocali che dobbiamo riuscire a gestire, senza esserne travolti.

Non c’è niente di già visto, d’altronde, nello tsunami che ci ha investito: due anni di pandemia, poi la guerra nel cuore dell’Europa, le tensioni internazionali e la crisi energetica. Non c’è niente di già visto nemmeno nel campo europeo, prima ostile ad un debito comune, poi giunto coeso al Next Generation EU e che, in queste settimane, ha saputo restare coerente e compatto nelle decisioni sugli aiuti, sulle sanzioni, sull’accoglienza dei profughi. Ma non basta, perché in questa tragica invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo si gioca anche una cifra della rinascita dell’Europa, di una nuova Europa, più grande e più aperta e certamente autonoma.

L’Europa è nata dalle ceneri della Seconda Guerra mondiale come area di pace, di solidarietà tra i popoli e di rinascita. Oggi è necessario vincere la stessa sfida perché se non riesce a uscire da questo conflitto giocando un ruolo da protagonista nella costruzione di una pace duratura, questa Europa rischia di mettere in discussione la sua stessa tenuta, la sua stessa identità.

Da qualche giorno sembra che le iniziative diplomatiche siano riprese, sembra di intravedere qualche spiraglio di dialogo tra Russia e Ucraina. Ma la soluzione è ancora tutta da costruire. Dopo settimane di assedio è iniziata la resa dei soldati del battaglione Azov, asserragliati a Mariupol. I toni della propaganda non sono cambiati e gli equilibri sul campo vedono di fatto la Russia arretrare, tornando a presidiare i territori filorussi. Dietro il ritiro, restano distruzione e morte, ma anche enormi conseguenze dal punto di vista economico e sociale. Nel porto di Odessa sono ancora bloccati cinque milioni di tonnellate di grano e mais, destinati a sfamare milioni di persone nel mondo. Questa situazione farà esplodere una crisi alimentare senza precedenti, in modo particolare nel Nord Africa, dove alcuni Paesi dipendono da quel grano per oltre il 90%. Anche in Italia, che pur non dipende così tanto da quella area del mondo, gli effetti si fanno sentire: di fronte al balzo dei prezzi circa 5 milioni di Italiani sono in difficoltà con la spesa alimentare. E l’agricoltura corre gravi rischi con la mancanza di fertilizzanti e di cereali per l’alimentazione animale. La ritorsione sul cibo – esattamente come gli stupri usati come arma di guerra – rappresenta una deriva della civiltà che dobbiamo fermare.

Di fronte a tutto questo non basteranno gli strumenti tradizionali, ma servirà uno sforzo grande, straordinario, nella costruzione di mediazioni e trattative. In questi giorni Letta ha più volte parlato dell’utilità di una iniziativa dei Premier dei principali Stati membri dell’Unione Europea e della costruzione di una nuova Europa, capace di accogliere nuovi Paesi e nuove ambizioni. L’Europa che “protegge” i suoi cittadini e che non abdica alle sue priorità: mettere al centro le condizioni materiali della vita delle persone, i salari, l’alimentazione, i diritti, la riduzione delle diseguaglianze.

Per quanto riguarda il nostro Paese, dentro al decreto aiuti ci sono alcune prime importanti risposte, che hanno raccolto le richieste del Pd, a partire dalla scelta di utilizzare l’extragettito dei gestori energetici per una redistribuzione a favore di quasi 28 milioni di italiani che percepiranno un bonus da 200 euro. Ma ovviamente saranno necessarie risposte più forti a livello europeo a partire dal tema che da tempo il nostro Paese pone: un tetto condiviso al prezzo dell’energia.

Martedì, infine, era il 17 maggio, la Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, data scelta in memoria della cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, avvenuta nel 1990. Sembra incredibile, ma a 32 anni di distanza nel nostro Paese ancora non abbiamo una legge contro questa violenza, questo odio.

I diritti civili e i diritti sociali devono camminare di pari passo.

Per questo, mentre portiamo avanti le nostre proposte sul salario minimo, sulla parità salariale, sulla tutela di salari e pensioni, abbiamo depositato nuovamente al Senato il testo Zan e in Commissione affari costituzionali riparte l’esame dello ius scholae.

Perché è su questo che dobbiamo continuare a lavorare: su un’Europa che protegge, su un’Italia che riduce le distanze.

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