I leader nel treno e la leader che urla

Tre leader europei in treno, Draghi, Macron, Scholz. Davanti a loro un dossier, qualche telefonino sul tavolo. Una missione.
Non solo portare la solidarietà e la vicinanza dell’Europa, L’anticipazione di quell’accoglienza nella Unione condividendo lo status di candidato all’ingresso dell’Ucraina. C’è di più. C’è il tentativo di trovare uno spiraglio diplomatico che consenta di uscire da una situazione drammatica, la ricerca di strade per sbloccare milioni di tonnellate di grano ancora ferme nel porto di Odessa che, con il trasporto su rotaia, porterebbero briciole ad interi popoli già in situazione di esaurimento delle scorte di grano. È un’immagine forte di leadership europea, un’Europa che abbraccia, include.

Qualche giorno fa, in Spagna, Giorgia Meloni ha pronunciato alla manifestazione di Vox parole durissime contro l’accoglienza, contro le differenze di genere, contro l’immigrazione, contro le famiglie non tradizionali, contro l’interruzione di gravidanza, contro il suicidio assistito. Toni forti, urlati, espressione del peggiore repertorio della destra. Anche qui siamo in Europa.

Sono due immagini distanti, opposte dell’Europa. Non credo possano esserci dubbi su quale debba essere la giusta collocazione.

L’Europa nei giorni scorsi ha avviato il percorso di una direttiva che stabilisce le procedure per l’adeguatezza del salario minimo legale. Procedure che dovranno portare ad una estensione della copertura dei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva, ad adeguati controlli, a monitoraggi. Si è aperto un dibattito anche nel nostro Paese dove da tempo se ne parla, con posizioni al momento non concilianti, ma che vedono il Ministro del Lavoro orientato ad intervenire. E la questione salariale non può che essere centrale in questo momento. I dati OCSE certificano con i numeri, una verità già nota: l’Italia è l’unico Paese in cui negli ultimi trent’anni i salari sono diminuiti del 2,9% contro una rivalutazione in Germania del 33%, in Francia del 31%, in Belgio ed Austria del 25% e così via…
È del tutto evidente che in presenza di una stagione di inflazione come quella che stiamo vivendo non è più pensabile non intervenire e non mettere mano a politiche di redistribuzione e di riduzione di quella forbice delle diseguaglianze giunta a livelli molto pesanti.

L’ISTAT parla di 5,6 milioni di persone in povertà che non possono permettersi una spesa mensile che consenta uno standard di vita accettabile, con 1,4 milioni di bambini. Questo significa che in dieci anni la povertà è raddoppiata, con il rischio che questo dato diventi strutturale. Non è più marginalità sociale. Le famiglie operaie nel 13% dei casi sono in difficoltà. A queste si aggiungono le situazioni generate dalla precarietà e dalla bassa occupazione femminile.

Nel “decreto aiuti”, in discussione alla Camera, si è prodotto un primo risultato, una prima operazione di redistribuzione con la tassazione degli extra profitti delle società energetiche per finanziare il bonus di 200 euro che andrà ai cittadini con redditi sotto i 35mila euro e gli aiuti per le bollette (30 miliardi). Ma è del tutto evidente che occorre un intervento differente ed organico che vada oltre i bonus e le soluzioni una tantum. Ed occorre che in Europa si raggiunga un accordo sul tetto al prezzo del gas. Ma ha ragione Linda Laura Sabbatini, non è accettabile che questo Paese si abitui alla povertà.

Mentre occorre fare ogni sforzo diplomatico per cessare il conflitto, ci sarà da lavorare tenacemente sul piano dei diritti sociali, delle condizioni materiali di vita delle persone e delle imprese. Così come c’è da procedere sul piano dei diritti civili. Siamo nel mese del Pride, riprenderemo la strada del ddl Zan e ci poniamo l’obiettivo di approvare anche al Senato le norme per il suicidio assistito.

Su una cosa siamo d’accordo con Giorgia Meloni, ci sono da dire dei no ma soprattutto dei sì. Sì alla crescita dei salari, sì a maggiori tutele sul lavoro, sì alla parità salariale, sì a una riforma fiscale degna di questo nome, sì alla legge contro l’omofobia, sì al diritto ad una giusta morte.

[la foto di copertina è della Presidenza del Consiglio]

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