Sarebbero, secondo fonti sindacali, 174 gli uffici postali collocati nelle aree rurali, montane e nelle piccole frazioni all’interno del territorio regionale toscano che rischiano la chiusura. Se questa ipotesi di Poste Italiane fosse attuata, provocherebbe pesanti ricadute per il territorio, oltre che un grave danno sociale nei confronti dei cittadini che vivono nelle aree interne, dove risiedono molte persone anziane che ad esempio dovrebbero percorrere molti chilometri solo per ritirare la pensione. La Toscana, infatti, sarebbe la regione più colpita, dove la chiusura di 174 uffici postali entro l’anno provocherà 600 licenziamenti, con zone di recapito per la consegna della posta che saranno di 80-100 chilometri per ogni portalettere. La data di partenza per il piano di Poste nella regione sembrava fissata in lunedì 23 luglio. Ma lo stato d’agitazione e la mobilitazione dei sindacati hanno rinviato l’inizio dei tagli. Il piano di razionalizzazione voluto dall’azienda, poi, secondo il sindacato, comporterà una riduzione della forza lavoro in Poste Italiane della Toscana di quasi 800 unità, generando esuberi difficili da ricollocare. Al contrario, credo che la via per uscire dalla crisi non possa passare attraverso l’impoverimento dei servizi territoriali, e quindi non sia da ricercare a scapito della qualità della vita delle persone. In queste settimane l’impegno del Pd e di molti amministratori locali, che numerosi mi hanno scritto per denunciare i possibili disagi dovuti alla soppressione di un servizio vitale per la comunità, è stato costante e non si fermerà. Purtroppo il singolo lavoro di molti di noi sui propri territori di competenza e nelle sedi istituzionali non è servito ad avere risposte concrete da parte dell’azienda, che si è limitata a una sorta di aggiornamento di bollettini da guerra. Al contrario, occorre un’azione complessiva su tutto il territorio toscano che possa cambiare le sorti di quegli uffici postali che si trovano sulla “lista nera” e che sono a rischio chiusura. Nei giorni scorsi, insieme ad altri sette parlamentari del Partito democratico, ho chiesto di aprire una nuova vertenza toscana con Poste Italiane per comprendere quali siano gli intenti dell’azienda e per scongiurare le conseguenze di una decisione, che non presenta nessun criterio logico e che rischia di arrecare disagi seri a tutte le comunità interessate. A tal scopo abbiamo scritto una lettera al Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi per pianificare un’azione complessiva territoriale e per programmare un incontro con l’amministratore delegato di Poste Italiane, al fine di ottenere risposte concrete che, allo stato attuale delle cose, non possono più essere rimandate. Incontro che il nostro Governatore ha annunciato, già nei giorni scorsi, e che ci auguriamo possa finalmente fare chiarezza. Nei prossimi giorni ci vedremo con Presidente Rossi per concordare le iniziative da assumere.