La lezione dei precari senesi

Precari.
Termine molto usato, termine non bellissimo che tende alla genericità. Precari in sciopero della fame, precari che fanno i picchetti, precari che si coordinano. Questo Governo li considera dei numeri, dei costi, addirittura degli assistiti, dei parassiti che esistono ‘per colpa dei precedenti governi’. Un problema da rimuovere quindi, da cancellare. Il Ministro Gelmini non li vuole incontrare poiché si prestano ‘a strumentalizzazioni politiche’.
Consiglio a tutti, al Ministro per prima, di provare a coniugare quella parola, dargli volto, gambe, braccia, testa. Perché dietro ai numeri che Lei cita ci sono persone in carne e ossa.
Lo scorso 7 settembre per me è stato un momento importante. Fuori dall’aula dell’Istituto Sarrocchi di Siena, dove con un meccanismo ben poco adatto ad un Paese civile venivano assegnate o negate le cattedre ai precari delle scuole della provincia, ho incontrato ed ascoltato tanti uomini e donne lì in attesa di conoscere il loro destino per l’anno scolastico. Giovani fra i 25 e i 40 anni, volti accaldati, bimbi in braccio o nel passeggino. Uomini e donne, intellettuali di questo Paese, iperformati, specializzati, che per lo più hanno scelto di insegnare, che per lo più amano insegnare e considerano questa professione una missione, utile a costruire un’Italia migliore.
Eccoli, i cosidetti “precari”. Qualcuno, dopo 10-15 anni di insegnamento, quest’anno non lavorerà. Qualcuno, che da quest’anno sarà alle prese con classi di 30 alunni e oltre, è preoccupato per la qualità del proprio lavoro. Negli ultimi due anni nella nostra provincia si sono persi circa 300 posti di lavoro fra i precari della scuola. Non perché diminuiscano gli alunni – al contrario: sono aumentati – ma perché così stabilisce la legge 133 del 2008, che prevede tagli agli organici per tre anni. Durante l’incontro al Sarrocchi, alcuni insegnanti precari mi hanno poi consegnato un interessante approfondimento sull’attività di sostegno nella scuola Italiana. C’è chi ha redatto tabelle elaborate e precise sui risultati dei governi di centro-destra e di centro-sinistra (la Gelmini è riuscita a surclassare anche la Moratti, ovviamente in negativo).
Anna, Federico, Paola, Giovanni, gli altri, le altre. Volti puliti, occhi lucidi e angoscia nella pancia di fronte alla consapevolezza di un anno senza lavoro, mancanza di speranza. Il mutuo, il bambino, l’anno prossimo, il futuro. Noi non possiamo che stare con loro, e non solo perché siamo forza di opposizione, ma perché la controriforma Gelmini renderà la nostra scuola peggiore, meno in grado di formare i cittadini di domani.
Dobbiamo stare con loro perché è anche con loro che riusciremo a cambiare questo Paese allo sbando. Io voglio ringraziarli per il tempo che mi hanno dedicato, per avermi consegnato un po’ della loro speranza, e promettere loro che non saranno lasciati soli. Noi crediamo in una Italia e in una scuola diversa, noi la vogliamo e la nostra battaglia sarà comune.

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